Dalla giusta distanza alla giusta presenza Perché educare non significa tenersi al sicuro, ma restare.
di FabianaFrancesca Ceravolo Immagine generata con AI Una distanza che non proteggeva nessuno C'è una frase che ho sentito ripetere per anni, nella formazione per la Vita Religiosa, nei corsi per docenti, nei collegi dei docenti e nei corridoi delle scuole: «Mantieni la giusta distanza». Me la consegnavano come si dà un consiglio prudente a chi rischia di bruciarsi. E per molto tempo ho provato a obbedire. Poi ho cominciato a guardare meglio. Penso alla bambina che, durante l'intervallo, resta al banco a sistemare e risistemare l'astuccio, con la cura ossessiva di chi sta tenendo insieme qualcosa di molto più grande di una penna. Penso al ragazzo che ride più forte degli altri proprio mentre lo prendono di mira in chat. Ne ho incontrati tanti, di questi volti. E ogni volta ho capito che la "giusta distanza" mi avrebbe permesso di vedere tutto senza toccare nulla. E che loro se ne sarebbero accorti. Ho iniziato a chiedermi: distanza da cosa? Da chi? E soprattutto...
