Disarmare il bullismo: la Pedagogia della Cura per ricucire il patto educativo
da FabianaFrancesca Ceravolo Nell’articolo precedente ho raccontato la mia valle di Acòr: una famiglia separata negli anni in cui separarsi era una colpa, un padre convinto di essere fuori dall’amore di Dio, e le persone che a un certo punto mi hanno guardata in un modo che mi ha rimessa in piedi. Quello che non ho raccontato è cosa accadde quando toccò a me. Perché essere guardati con amore è una grazia. Guardare così qualcuno che ti ha fatto del male è tutta un’altra faccenda. Quello che è successo Avevo quattordici o quindici anni e frequentavo ragioneria. Ero rappresentante di classe. Un giorno alcuni compagni mi aggredirono fisicamente. Scrivo questa frase con la stessa asciuttezza con cui l’ho vissuta, perché il corpo, in quei momenti, registra prima della mente. Non ricordo tutte le parole. Ricordo la sproporzione: l’essere in pochi contro una, la sensazione precisa di non poter fare niente, l’umiliazione che arriva dopo la paura e che, in un certo senso, dura più a lungo ...
