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Dalla parola che giudica alla parola che libera: I segni sulla pelle e le parole che restano: due storie di presenza educativa

di FabianaFrancesca Ceravolo Immagine generata da AI. Prima della teoria, c'è sempre una storia Nell'ultimo articolo, Dalla giusta distanza alla giusta presenza, ho provato a dire che la vera professionalità educativa non sta nel non sentire, ma nel saper stare con quello che si sente. Ho citato Lévinas, Noddings, Freire. Ma so bene che nessuna teoria della cura nasce sulla carta. Nasce prima nella carne. Alla fine di quel testo mi sono lasciata interrogare da una domanda semplice: c'è stato, nella mia vita, un adulto che è stato per me una "giusta presenza"? La risposta è sì. Ma per raccontarla devo partire dal suo contrario. Perché ho conosciuto entrambi i volti dell'educazione: quello che ferisce e quello che libera. Oggi vi consegno due ricordi. Il primo ha il sapore di una porta chiusa. Il secondo quello di una finestra spalancata. Insieme mi hanno insegnato una verità che porto in ogni aula: le nostre parole e i nostri sguardi lasciano segni che non si c...

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