Sotto il banco: la pedagogia dello sguardo che accoglie e non giudica
di FabianaFrancesca Ceravolo Quando la scuola ha paura della meraviglia C'è un gesto antico e silenzioso che la scuola compie ogni mattina, quasi senza accorgersene: quello di incasellare. Prima ancora di conoscere un bambino, gli prepariamo una casella. Prima ancora di ascoltare la sua voce, gli abbiamo già cucito addosso un'aspettativa. I maschi devono essere forti, veloci, un po' spavaldi; le femmine ordinate, dolci, composte. Sono griglie invisibili, eppure resistenti come sbarre, e cominciano a stringersi già nella prima infanzia, quando un bambino non ha ancora le parole per dire chi è, ma le ha già tutte per sentire quando qualcuno lo guarda con sospetto. Il rischio è enorme, e quasi mai lo nominiamo: nel nostro bisogno adulto di ordine, finiamo per spaventare l'autenticità. Un bambino di tre anni non conosce gli stereotipi, non sa che un cerchietto "non si addice", che una bambola "è roba da femmine". Lo sa solo dopo, quando uno sguardo di t...

