Da Freire a Francesco: le radici di una pedagogia viva
di FabianaFrancesca Ceravolo Esistono pensieri che non invecchiano. Non perché siano eterni nel senso astratto della parola — ma perché continuano a generare vita, a fare domande, a disturbare le nostre abitudini comode ogni volta che li rileggiamo. Paulo Freire è uno di quei pensieri. Papa Francesco è uno di quegli sguardi. Apparentemente lontani: uno pedagogista brasiliano, figlio del Nordeste, cresciuto tra i poveri e con i poveri; l'altro vescovo di Roma, gesuita argentino, voce di una Chiesa che vuole uscire da sé stessa. Eppure, più li avvicino, più mi accorgo che parlano la stessa lingua. Non la lingua delle istituzioni — la lingua della vita, la lingua dell’umano. Questo articolo è un tentativo di ascoltarli insieme. Il deposito che svuota Freire aveva un'immagine che non ho mai dimenticato. La chiamava educação bancária — l'educazione bancaria. L'educatore deposita, lo studente riceve. Il sapere è una merce. L'apprendimento è un accumulo. C'è qualcos...



