La pedagogia della cura itinerante: un incontro al supermercat

 

C'è un momento, nella frenesia delle nostre giornate, in cui la teoria pedagogica si scontra con la realtà della strada. Spesso pensiamo che la "cura" sia qualcosa che si esercita solo dentro le aule scolastiche o nei contesti strutturati. Eppure, le lezioni più profonde di umanità arrivano nei momenti più inaspettati, persino mentre si fa la spesa.

Oltre l'assistenzialismo: la domanda fondamentale

Oggi sono entrata al supermercato con un desiderio chiaro: volevo prendere qualcosa per un fratello che stava fuori e chiedeva un aiuto. Poi, presa dai mille pensieri e dalle preoccupazioni di questo periodo, sono uscita e me ne ero completamente dimenticata. Meno male che l'ho visto, mi sono resa conto e mi sono fermata.

In quel momento, in pochissimi secondi, mi è venuta in mente una domanda spontanea: di cosa ha veramente bisogno lui?

Spesso, quando decidiamo di fare del bene, cadiamo nell'errore di scegliere noi cosa donare. Compriamo quello che vogliamo, magari quello che costa di meno, decidendo dall'alto i bisogni degli altri. Io ho preferito chiederglielo direttamente: "Cosa vuoi?". La sua risposta mi ha spiazzata nella sua semplicità: con questo caldo, aveva solo bisogno di acqua.

L’ho fatto entrare con me. Stava scegliendo una singola bottiglia, ma l'ho fermato: "No, no, prendi una cassa intera, ci mancherebbe!". Poi ci siamo fermati a parlare. Lui, un ragazzo africano e musulmano; io, donna, cristiana.

Il pozzo di oggi: un Vangelo capovolto

In quel momento mi è tornata alla mente un'immagine potente, uno dei racconti più belli del Vangelo: l'esperienza di Gesù di Nazareth al pozzo con la Samaritana. Lì è l'uomo, stanco e affaticato, a chiedere da bere a una donna straniera.

Al supermercato la situazione era apparentemente capovolta, ma la sostanza era identica: si è attivato uno scambio di acqua viva, un intreccio di storie, di esperienze, di accoglienza e di accettazione reciproca.

La pedagogia della cura non è altro che questo: riuscire a mettersi davanti all'altro eliminando ogni asimmetria di potere. Non ci si pone dicendo "io sono più fortunato di te", ma ci si siede in ascolto per capire le sue reali necessità.

Dalla strada alla scuola: non dare mai nulla per scontato

Questo principio non vale solo sul marciapiede fuori da un negozio. È un paradigma che dobbiamo portare all'interno della scuola e in ogni posto di lavoro. Non possiamo dare per scontato che ciò che noi offriamo o doniamo sia automaticamente ciò di cui l'altro ha bisogno o necessita per la sua crescita personale. Educare significa intercettare il bisogno reale, non imporre il nostro.

Qual è stato il dono più grande di questo incontro? Non la cassa d'acqua, ma l'accoglienza, un sorriso, la possibilità di essere considerati e trattati da esseri umani. Ci si arricchisce insieme. Non importa la cultura, non importa la religione: al centro c'è la persona, con desideri e bisogni che specchiano i nostri.

Quanto bene ti vuoi?

La pedagogia della cura è questo profondo desiderio di bene per l'altro, che alla fine si rivela essere il bene per se stessi. Più bene facciamo, più ne riceviamo, ma vale anche il contrario: più cura abbiamo di noi stessi, più saremo capaci di fare del bene agli altri.

La vera domanda con cui lasciarsi oggi è una: quanto bene ti vuoi? Perché è solo partendo da quel bene con la "B" maiuscola che potremo ritrovarci e donarci davvero agli altri.

Buona vita a tutti e a tutte!

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